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Artva e attrezzatura per il soccorso da valanga

Perché l'attrezzatura da valanga non è opzionale

Ogni anno sulle Alpi muoiono tra le cento e le centotrenta persone travolte da valanghe. La grande maggioranza di queste vittime non era in zone remote o impervie: molte erano sciatori fuori pista a poche centinaia di metri dalle piste battute. Il paradosso è che la sopravvivenza a un seppellimento da valanga dipende quasi interamente dalla velocità del soccorso — e la velocità del soccorso dipende quasi interamente dall'avere l'attrezzatura giusta addosso.

I dati dell'AINEVA (Associazione Interregionale di Neve e Valanghe) sono chiari: chi viene estratto entro quindici minuti dal seppellimento ha una probabilità di sopravvivenza superiore al novanta per cento. Trenta minuti dopo la valanga, quella percentuale scende sotto il cinquanta. A un'ora, le probabilità sono minime. I soccorsi organizzati — elisoccorso, squadre di ricerca — raramente arrivano entro il quindici minuti su terreno fuori pista. L'unica risposta reale è il soccorso tra compagni, e per farlo occorre Artva, sonda e pala.

L'Artva: principi di funzionamento

Artva è l'acronimo di Apparecchio di Ricerca Travolti in VAlanga. In francese si chiama DVA (Détecteur de Victimes d'Avalanche), in inglese beacon. Tutti i dispositivi moderni operano sulla frequenza di 457 kHz, il che garantisce compatibilità tra marche diverse — una caratteristica essenziale in un soccorso reale dove i componenti del gruppo possono avere dispositivi differenti.

In modalità trasmissione, l'Artva emette un segnale pulsato ogni secondo circa. In modalità ricerca, il dispositivo riceve quei segnali e guida il soccorritore verso la vittima attraverso segnali acustici, visivi e, sui modelli più avanzati, frecce direzionali sul display. Il processo di ricerca si divide in tre fasi: ricerca di segnale (movimento a griglia sull'area di valanga), ricerca grossolana (seguire il segnale fino a pochi metri) e ricerca fine (griglia fitta ravvicinata per identificare il punto esatto di seppellimento).

I dispositivi tripla antenna — ormai lo standard — sono notevolmente più precisi dei vecchi modelli a due antenne nel gestire segnali multipli, ovvero situazioni in cui ci sono più sepolti. Modelli come il Mammut Barryvox S, l'Ortovox Diract Voice o il Pieps Pro BT offrono funzioni avanzate di separazione del segnale che risultano preziose nelle ricerche multiple. Per chi è nuovo all'uso, esercitarsi regolarmente — almeno ogni inizio stagione — non è un consiglio: è una necessità. Un Artva inutilizzato per un anno è praticamente un dispositivo nuovo da reimparare sotto pressione.

La sonda: trovare la profondità esatta

La sonda da valanga è un tubo telescopico in alluminio o carbonio che si apre in pochi secondi e serve a determinare con precisione la posizione e la profondità del sepolto una volta che l'Artva ha identificato la zona di seppellimento. La profondità è informazione critica: un sepolto a trenta centimetri si scava in modo completamente diverso da uno a centocinquanta centimetri.

Le sonde misurono tipicamente tra i duecentoquaranta e i trecento centimetri. Per il fuoripista alpino, una sonda da duecento e sessanta centimetri è il minimo accettabile — le valanghe di lastroni sulle Alpi possono facilmente depositare accumuli superiori ai due metri. Il carbonio è più leggero dell'alluminio ma più costoso; per un uso frequente, il carbonio vale la differenza di peso. La velocità di dispiegamento va praticata: tre secondi o meno dovrebbe essere il target.

La pala: lo strumento più sottovalutato

Tra i tre componenti del kit di soccorso, la pala è quella che spesso non riceve l'attenzione che merita. Eppure, la qualità della pala — e soprattutto la tecnica di scavo — determina spesso quanto velocemente il sepolto viene raggiunto.

La neve di valanga compattata ha una densità che può superare i quattrocento chili per metro cubo. Scavare con una pala economica e leggera, che si flette sotto il carico, è drammaticamente più lento che usare una pala rigida con manico robusto. Le pale con sistema a "V" sul dorso del cucchiaio e manico in T ergonomico — come quelle della serie BCA Dozer o Ortovox Beast — permettono una velocità di scavo notevolmente superiore.

La tecnica a nastro trasportatore, dove due o tre soccorritori si alternano in una catena che sposta la neve lateralmente invece di sollevarla sopra, riduce la fatica e aumenta la velocità di scavo del trenta-cinquanta per cento rispetto allo scavo individuale frontale. Questa tecnica si impara in cinque minuti ma va praticata fisicamente per essere eseguita sotto stress.

L'airbag da valanga

Lo zaino con airbag è diventato standard per sciatori e freerider che escono regolarmente dalle piste battute. Il principio fisico sfrutta la segregazione granulare: le particelle più grandi tendono a migrare verso la superficie in una massa in movimento. Un airbag gonfiato attorno al busto e alla testa aumenta artificialmente il volume della persona, favorendone l'emersione o riducendo la profondità di seppellimento.

I dati statistici sull'efficacia degli airbag mostrano una riduzione della mortalità dal dodici al tre per cento circa tra chi li usa — una cifra impressionante che non deve però generare falsa sicurezza. L'airbag non funziona se non viene attivato in tempo, non aiuta in flussi canalizzati ad alta densità, e non sostituisce mai gli altri tre elementi del kit.

I sistemi attuali usano aria compressa (Mammut, Arc'teryx) o elio/azoto misto in cartucce ricaricabili. Alcuni modelli più recenti, come lo Snowpulse di Mammut, usano ventilatori elettrici che eliminano il problema del trasporto aereo dei gas compressi.

Il protocollo di soccorso in sintesi

Prima di partire: tutti i membri del gruppo verificano che i propri Artva siano in trasmissione. Chi è in fuga dalla valanga attiva l'airbag se disponibile. Dopo il distacco: chi non è stato travolto mette immediatamente l'Artva in modalità ricerca e nota il punto di ultimo avvistamento del sepolto. La ricerca inizia da quel punto. Una volta identificata la posizione, sonda e pala entrano in gioco. Liberare le vie aeree è la priorità assoluta: anche pochi centimetri di neve premuta sul torace impediscono la respirazione.

Apri la mappa per trovare i comprensori con accesso a fuoripista frequentato — conoscere il terreno prima di sciarlo è parte integrante della preparazione alla sicurezza in valanga.