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Lo Splitboard Spiegato

Per molti anni, gli sciatori alpinisti e i boarder hanno vissuto vite parallele in montagna. Chi andava a sciare in quota aveva i suoi sci da touring con le pelli di foca; i boarder, per accedere allo stesso terreno, dovevano portarsi la tavola intera in spalla come uno zaino. Pesante, scomodo, inefficiente. La diffusione dello splitboard — lo snowboard che si divide longitudinalmente in due tavole-sci per la salita e si riunisce in un'unica tavola per la discesa — ha cambiato questo equilibrio in modo radicale. Oggi il boarder in backcountry ha accesso alle stesse risorse del suo compagno sugli sci, con una curva di apprendimento tecnica ragionevole e attrezzatura sempre più raffinata.

Come funziona lo splitboard

Un splitboard è una tavola da snowboard costruita con un sistema di separazione lungo l'asse longitudinale centrale. Nella modalità di salita, le due metà si comportano come sci da touring stretti: si applicano le pelli di foca sulla superficie inferiore per aderire alla neve in salita, e i binding si agganciano a un sistema che permette al tallone di sollevarsi liberamente — come un attacco di sci alpinismo. Nella modalità di discesa, le due metà si riuniscono e si bloccano con clip metalliche, e i binding si riconfigurano nella posizione normale da snowboard.

La conversione da modalità salita a discesa richiede dai due ai cinque minuti, dipendendo dall'esperienza dell'utente e dalle condizioni (guanti, freddo, neve sulle clip). I sistemi più moderni — come l'interfaccia Karakoram, lo standard Jones Pure, o il sistema Spark R&D — hanno ridotto questa operazione a pochi gesti, eliminando il festival di viti e chiavette che caratterizzava le prime generazioni.

Il kit completo per uno splitboarder comprende: la tavola divisa, binding specifici per splitboard (diversi dagli standard da snowboard), pelli di foca, ramponi da splitboard per traversate su ghiaccio, e solitamente picozza leggera e ramponi classici per i tratti più tecnici.

Il terreno dello splitboarder: cosa aspettarsi

Lo splitboarding apre lo stesso terreno del touring sciistico: i bacini fuori pista non raggiungibili dagli impianti, i colli alpini tra valli diverse, le creste che si raggiungono solo a piedi. Le destinazioni classiche per chi inizia includono i circhi ai bordi dei comprensori — pendii fuori pista accessibili con una salita di trenta-sessanta minuti — mentre i tour più impegnativi richiedono giornate intere o percorsi multipli come la Haute Route Chamonix-Zermatt nella variante per splitboarder.

La differenza tecnica rispetto al touring sciistico è nella discesa. Gli sci da touring consentono di impostare curve su qualsiasi terreno, incluso terreno molto ripido e tecnico. Uno splitboard in modalità discesa è identico a una tavola da snowboard di freeride: funziona benissimo nella polvere, nelle ciotole, sui pendii moderati. Su terreno ripido e tecnico con neve dura, richiede il livello tecnico di un boarder avanzato e, in contesti alpinistici, può essere meno versatile degli sci.

Valutazione del rischio valanghe

Il backcountry con lo splitboard richiede la stessa preparazione al rischio valanghe del touring sciistico — che è dire: preparazione seria, non opzionale. L'attrezzatura minima di sicurezza comprende artva (apparecchio di ricerca valanghe), sonda e pala, portati da ogni componente del gruppo. Nessun membro del gruppo può fare affidamento sull'artva di un altro: se chi porta l'artva finisce travolto, nessuno lo cerca.

La formazione è altrettanto fondamentale. I corsi AINEVA in Italia, i corsi Avalanche Canada, o l'equivalente EAB (European Avalanche Bulletin) training insegnano a leggere il bollettino valanghe, scavare una buca di snow pit per valutare la stabilità del manto, scegliere i percorsi in funzione del rischio, e gestire le emergenze. Uno splitboarder che non ha frequentato almeno un corso base di sicurezza in valanga non dovrebbe avventurarsi in terreno non controllato.

Questo non è paternalismo: è la realtà statistica delle valanghe in Europa, dove la stragrande maggioranza degli incidenti coinvolge persone che hanno staccato una valanga da sole su terreno scelto consapevolmente. Il rischio si gestisce con la conoscenza, non si elimina.

Attrezzatura: scegliere la tavola giusta

Le tavole splitboard si dividono in due categorie principali: quelle progettate per il freeride di backcountry (ampie, morbide, con forma direzionale) e quelle ibride che funzionano anche su pista. Per chi inizia, una tavola ibrida con larghezza sotto il piede tra 255 e 270 mm (a seconda della taglia del piede) e raggio di curva tra 8 e 12 m è il compromesso migliore.

I produttori specializzati incluono Jones Snowboards — fondato da Jeremy Jones, pioniere dello splitboarding — con la linea Hovercraft e Solution; Lib Tech con il Travis Rice Pro Split; Burton con la Family Tree Hometown Hero Split. I prezzi delle attrezzature complete (tavola, binding, pelli) si collocano indicativamente tra i 900 e i 2000 euro per una configurazione di qualità media-alta.

Le pelli di foca sono un elemento critico: devono aderire alla superficie inferiore della tavola senza staccarsi con il calore ma anche senza lasciare residui di colla. Le pelli Pomoca, Black Diamond e Kohla sono tra i riferimenti del settore. Una taglia di pelle leggermente più stretta della tavola (80-90% della larghezza) riduce il peso senza compromettere l'adesione in salita.

Come imparare: corsi e progressione

Lo splitboarding si impara più efficacemente con una guida alpina o un istruttore certificato. Le prime uscite devono essere su terreno semplice — pendii con inclinazione sotto i 30°, senza terreno valanghivo sopra, con uscita chiara — non sulle grandi linee del backcountry fotografato sulle riviste.

La progressione corretta prevede: prima, padroneggiare la tecnica di salita con le pelli (ritmo della camminata, uso dei ramponi, gestione del peso zaino); secondo, imparare a convertire la tavola velocemente anche con le mani fredde e sotto pressione; terzo, sviluppare le basi della valutazione del rischio valanghe prima di avventurarsi oltre i pendii entry-level; quarto, fare esperienza su terreno progressivamente più complesso con guida esperta.

Molte stazioni alpine offrono corsi di introduzione allo splitboarding — a Chamonix la Compagnie des Guides è un punto di riferimento storico; in Italia, le guide alpine di Courmayeur e della Scuola di Alpinismo di Cortina organizzano uscite anche specificamente per splitboarder. Apri la mappa per esplorare i comprensori con accesso privilegiato al backcountry nella tua regione.

Lo splitboarding nella cultura del freeride

Lo splitboard ha avuto un impatto culturale significativo sulla comunità del freeride. Prima della sua diffusione — che si può datare commercialmente agli anni 2000-2005, con l'accelerazione negli anni 2010 — i boarder erano di fatto esclusi dalla dimensione alpinistica dello sci. La tavola divisa ha reso il backcountry accessibile a chi non voleva (o non sapeva) sciare con gli sci.

Documentari come "Further" e "The Deeper Line" di Jeremy Jones, prodotti da Teton Gravity Research, hanno portato le immagini dello splitboarding di alta quota a un pubblico globale, trasformando quello che era un equipaggiamento di nicchia in un simbolo di un approccio alla montagna che mette l'accento sull'autosufficienza, sul silenzio, sulla scoperta del terreno lontano dagli impianti. Non è solo un modo diverso di scalare la montagna: è un modo diverso di pensarla.